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Luna_Parte Seconda - Racconto di Concetta Foti - Fucina di scrittura Trovare una Voce

22-02-2022 16:32

La Lupa

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Luna_Parte Seconda - Racconto di Concetta Foti - Fucina di scrittura Trovare una Voce

Il racconto "Luna" di Concetta Foti, del quale qui potrai leggere la seconda parte, è l'esito del percorso "Raccontare una storia": un'iniziativa dell

Il racconto "Luna" di Concetta Foti, del quale qui potrai leggere la seconda parte, è l'esito del percorso "Raccontare una storia": un'iniziativa della Fucina di lettura e scrittura "Trovare una Voce" a cura di Morgana Chittari.

 

*** LUNA_PARTE SECONDA

 

Dopo aver riagganciato con la madre Lorenzo era salito in camera, aveva acceso lo stereo, si era tolto le converse rosse e si era messo ad ascoltare The spaghetti’s incident dei Guns N’ Roses sdraiato sul letto, a occhi chiusi, come sempre amava fare per compiere grandi viaggi a cavallo della fantasia o per scrollarsi di dosso i pensieri, tutto dipendeva dalle giornate. Questa volta aveva scelto di essere una vera rockstar e divorare lo screen del microfono a fine performance, ma dopo Aint’fun gli venne fame davvero; fermò il disco e si alzò dal letto, prese il cellulare dallo zaino nero che aveva buttato su una sedia in soggiorno, selezionò il numero dalla rubrica e ordinò una pizza. Si fece la doccia e indossò la tuta nerazzurra che la madre gli aveva regalato per il compleanno.

«Con quei capelli biondi e gli occhi azzurri sembri Skriniar!», aveva esclamato la prima volta che gliel’aveva vista addosso.

Lorenzo sorrise al quel ricordo: la madre non era una patita di calcio, non aveva idea di chi fossero i giocatori dell’Inter e che ruolo avessero e lui era pronto a scommettere che, nel tentativo di trovare una frase a effetto, avesse scelto quel nome digitando “Giocatori Inter” su Google immagini.

Andò in salotto e si sdraiò sul divano in pelle bianca.

«Siamo andati come un treno per tutta la stagione, manca un passo allo scudetto!», pensò.

Accese la tv per seguire i commenti del pre-gara.

Era euforico.

«No, il blackout ora no, porcamiseria!»

Il buio durò pochi minuti. Tirò un sospiro di sollievo; nell'istante in cui la corrente tornò, il pendolo iniziò a zoppicare. Otto volte. Le ante della finestra della veranda si spalancarono, si avvicinò per chiuderle. Eppure non tirava un alito di vento. Bizzarro, pensò. Stava per sedersi di nuovo sul divano quando la persiana si aprì ancora. Voltandosi, questa volta Lorenzo scorse due occhi verdi di gatto brillare nell'oscurità. Gli occhi lo fissavano. Terrorizzato, si precipitò a chiudere. Fu in quell'istante che la vide. Gli sembrò che avesse più o meno la sua stessa età: indossava un vestito nero di lana col cappuccio, una stranezza considerato che era primavera inoltrata.

«Vieni alla mia festa!», gli disse.

«Quale festa? Chi sei?», rispose lui.

La ragazza gli indicò qualcosa alle sue spalle, Lorenzo si voltò ma non capì. Tornò ancora con lo sguardo alla finestra ma la sconosciuta era svanita. Chiuse la finestra in preda alla confusione. Il suono del citofono lo riportò alla realtà: pizza, partita.

Diede dieci euro al fattorino e gli lasciò il resto. Per centoventi minuti dimenticò lo strano incontro. Dopo la vittoria contro il Crotone e grazie al pareggio dell’Atalanta conquistarono il diciannovesimo scudetto e Lorenzo provò una gioia incontenibile. Squillò il telefono, gli amici cantavano «pazza Inter amalaaaaa…».

Riagganciò, spense la tv, indossò le scarpe e salì sullo scooter, direzione centro paese. Ansioso di raggiungere la comitiva, procedeva a gran velocità; durante il tragitto, incontrò la madre sul lungomare; sgommando, inchiodò a un passo dal suo piede sinistro.

«Mamma! Mamma! Mamma! Abbiamo vinto lo scudetto!».

«Non fare tardi mi raccomando», gli disse lei, abbracciandolo.

«Ah, mamma, dobbiamo andare a una festa. Ci ha invitato una ragazza. Quando torno ne parliamo».

«No, dimmelo ora. Quale ragazza? Che festa?».

«Non lo so, era in veranda. La finestra si è spalancata, sono andato a chiudere e l’ho vista. Era lì, era fuori. Mi ha chiesto se andiamo alla sua festa».

«Ma dove? Come si chiama?».

«Mamma, non lo so, è sparita! Non mi ha lasciato il tempo di chiedere. Ah, ha lasciato un biglietto. Per te, credo».

Prese il biglietto dalla tasca della tuta e lo porse alla madre. Elena impallidì ma prima che potesse replicare il figlio era già sfrecciato via. Le tremarono le gambe, si sentì soffocare, si portò le mani alla gola e scese di corsa la rampa che si trovava alla sua sinistra e portava alla spiaggia. Lesse il biglietto, anche se non voleva.

 

Per Elena

 

Cadde in ginocchio vicino a una barca bianca e vi si appoggiò, stremata. Quando il respiro tornò regolare, raccolse fra i pugni due mucchietti di sabbia, si rialzò e li scagliò in direzione del mare, urlando a squarciagola.

«Maledizione, Luna!».

In quell'istante si alzò un vento impetuoso. Aveva urlato una disperazione sepolta da anni e ora si sentiva così debole, affaticata, infreddolita. Le onde si sollevarono, minacciose, nella sua direzione:

 

Vieni alla mia festa!

Vieni, vieni, vieni...

Perché non sei venuta?

 

Una luce verde smeraldo squarciò il cielo e lì, in mezzo al nero, le parve di vedere il volto della ragazza.

«Luna! Sei tu, Luna?», gridò.

Il cielo non rispose ma lei era ancora lì.

Lontana, irraggiungibile, incomprensibile, Luna sorrideva alle amiche stelle.


"Luna" di Concetta Foti, Parte Prima

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